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Formarsi, oggi, non è più solo un nice to have, non è qualcosa che i CEO dovrebbero chiedere ai reparti HR “perché bisogna farlo”. È una leva competitiva, una responsabilità, un gesto di cura verso l’impresa, le persone e il futuro.

Eppure, la formazione per aziende in Italia è ancora vissuta da molti come un “extra”, un lusso per chi ha tempo. Spoiler: nessuno ha tempo. Ma chi sceglie di fermarsi e imparare, poi va più veloce.

La formazione come volano e come obbligo

Che la formazione aziendale sia importante, è un dato di fatto. In una società e in un tessuto economico dove la fanno da padrone ancora le “vecchie” generazioni, Boomer e GenX, la necessità di colmare un gap di competenze è più viva che mai, sia nel privato che nel pubblico. Ma ora è anche incentivata e – in certi casi – obbligatoria.

Due esempi concreti, freschi freschi da inizio 2025:

  • Il Fondo Nuove Competenze, che permette alle imprese di formare i dipendenti in orario lavorativo, con focus su digitale e sostenibilità;
  • La Direttiva Zangrillo, che impone almeno 40 ore di formazione annue per tutti i dipendenti pubblici, in particolare su temi come digital e AI.

Le opportunità ci sono, quindi, ma i numeri raccontano altro. Secondo l’Osservatorio Proxima (dati Unioncamere e Eurostat):

  • Solo il 36% degli adulti italiani ha fatto formazione nell’ultimo anno (media UE: 45%), come dire, 1 italiano su 3 si tiene aggiornato, contro 1 professionista su 2 nel resto d’Europa;
  • Solo il 21% delle microimprese ha formato il personale nel 2023, mentre le aziende di dimensioni medio-grandi sono al 54%;
  • Il 76,8% delle aziende si autofinanzia la formazione e solo il 15,4% sfrutta fondi disponibili, perché non ne conosce l’esistenza.

Questo per dire che il problema è sistemico e che non vanno ricercate le colpe in modo arbitrario e tranchant: non è l’imprenditore “cattivo” che non vuole aggiornare le competenze dei suoi dipendenti (non sempre, almeno), ma c’è tutto un di cui fatto di tassazione alle stelle, poca chiarezza nell’erogazione delle agevolazioni per la formazione e, non ultimo, a volte anche mera disorganizzazione o poca volontà di cambiare da parte dei dipendenti stessi.

Il problema? Tempo e risorse, ma anche resistenza al cambiamento

Dietro al solito “non abbiamo tempo” o “ma tanto a noi l’AI/il digital/i Social non servono” generalmente si nasconde qualcos’altro: la paura del cambiamento.

Il mitico eh ma abbiamo sempre fatto così, che risuona in ogni sala riunioni, in ogni e-mail. Ma intanto il mondo va avanti. Gli algoritmi cambiano, le piattaforme si evolvono, e i clienti pure.

Ed è proprio qui che entra in gioco la formazione in ambito digital marketing, comunicazione efficace e strategia. Non come corso frontale da seguire svogliatamente ma come affiancamento vero, lavoro gomito a gomito, cose pratiche da imparare.

Casi concreti: cosa succede quando si forma davvero

Vi porto qualche esempio dal mio lavoro quotidiano, per farvi capire cosa intendo per formazione per le imprese fatta bene.

1. Formazione come empowerment

Che si tratti di una PMI tech, di un e-commerce o di una società di servizi B2B, lo schema è simile: si parte da un’analisi, poi si lavora sui contenuti… e infine, da quelle più lungimiranti, arriva anche la richiesta di formazione. Perché le persone vogliono:

  • capire il valore del lavoro che si sta facendo insieme;
  • saper leggere i risultati;
  • far sì che i team MarComm alla lunga diventino autonomi.

Non sono gelosa delle mie competenze. Anzi: sono felice quando un cliente mi dice “grazie a te a breve saremo in grado di cavarcela da soli”.

2. Affiancamento ≠ lezione frontale

Nel mio approccio, formazione significa lavorare insieme: ottimizzare testi, capire l’algoritmo di LinkedIn, strutturare una strategia editoriale sui canali digitali, migliorare la comunicazione interna ed esterna.

Misuriamo i risultati. Correggiamo il tiro. Impariamo nuovi tool. E poi vi lascio andare, forti delle vostre nuove competenze.

3. I risultati? Arrivano eccome!

  • Un Ente Pubblico lombardo ha avviato da circa 6 mesi un percorso formativo per imparare a gestire meglio dei canali online un po’ “artigianali”. Oggi ha un ecosistema digitale che funziona, e persone più consapevoli. Il caso studio completo è disponibile in questo articolo
  • Un grande gruppo assicurativo ha rivisto la strategia LinkedIn aziendale con l’obiettivo di aumentare l’engagement del 20% in 12 mesi. Dopo soli sei mesi, siamo già a +12%. Qui un focus sulla strategia LinkedIn.

La formazione non è un costo, è un investimento

Per me, da consulente, vedere i team crescere, le strategie prendere forma, i contenuti diventare via via più coerenti… è il miglior ritorno sull’investimento possibile. Oltre al fatto che dipendenti più aggiornati sono più produttivi, il che non è male per un titolare d’azienda, immagino. E si risparmiano costi di esternalizzazione di servizi e di consulenza… lo dico contro il mio interesse, eh!

Viviamo in un’epoca in cui o ti fai travolgere dall’onda della trasformazione continua, oppure impari a cavalcarla. Ma spesso il prezzo da pagare è l’esaurimento, la rincorsa perenne.

Rimanere davvero aggiornati, formati, consapevoli… permette una cosa incredibile: diventare l’onda.

Per questo ho creato un servizio di formazione pratico, per aziende e professionisti, che fornisce basi concrete di digital marketing, comunicazione, content e strategia.