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LinkedIn non sta mai fermo, chi lavora con i contenuti in ambito B2B lo sa bene: aggiornamenti, nuove funzioni, piccoli cambiamenti che possono fare la differenza nella visibilità di un post.

Ne ho già parlato in articoli precedenti, ad esempio su come costruire un PED efficace per LinkedIn o su come usare al meglio la Newsletter messa a disposizione dalla piattaforma. 

Questa volta invece ci concentriamo sulle ultime novità introdotte in questi mesi: dall’aggiornamento dell’algoritmo, che premia autenticità e contenuti freschi, alle nuove regole sugli hashtag, fino alle credenziali di contenuto e alle dimensioni ideali di immagini e video.

Algoritmo: l’autenticità sopra tutto

LinkedIn ha messo di nuovo mano al feed, come accade periodicamente, e l’obiettivo è chiaro: meno automazione, più autenticità.

  • I contenuti freschi hanno la priorità; se una volta anche i post “riciclati”, che riapparivano dopo settimane, avevano valore, ora conta la continuità e la bontà del contenuto. Generare valore e farlo in modo costante nel tempo è essenziale;
  • I contenuti interamente generati dall’AI (pare) perdono visibilità. Gli utenti li riconoscono subito e scorrono via senza darci peso. LinkedIn vuole evitarlo, dunque va bene farvi aiutare con dei canovacci di post creati da ChatGPT, ma dovete rivederli con stile e tocco personali. Questo vale anche e a maggior ragione con i commenti ai post altrui, non se ne può più di pareri generati a tavolino e opinioni rimasticate! Questo non significa che l’AI sia bandita dalla piattaforma. Al contrario: LinkedIn stesso pare che l’attiverà in forme mirate e utili, come strumenti di coaching o assistenti per migliorare CV e profili. La regola è semplice: l’AI deve aiutare, non sostituire;
  • Un po’ di extra-work funziona. Banale ma vero, quindi, ma ad essere premiati sono i post scritti da persone reali. In quest’ottica, funzionano molto bene i post che mostrano il lato “umano” del business, con stralci di vita vera dei professionisti e persone che ci mettono la faccia. Attenzione alla misura, in questo: da LinkedIn a Facebook… è un attimo.

A potenziare l’assunto che alla piattaforma interessino davvero contenuti di qualità e interazioni reali tra gli utenti ci sono anche le nuove funzionalità introdotte da qualche mese e che pochi ancora utilizzano: la funzione “Salva”, che permette di stoccare post nella propria sezione “Elementi salvati” per rileggerli con calma in un altro momento o tenerli da parte, e la funzione “Invia”, che consente di inviare un contenuto a un proprio collegamento tramite Messaggio diretto.

Hashtag: utili, ma non fondamentali

Gli hashtag non hanno più il peso di una volta nell’algoritmo: LinkedIn ormai comprende il contenuto di un post anche senza. Quindi, perché continuare a usarli? Diciamo che restano utili per la ricerca, per la UX (per evidenziare le parole chiave di un post) e per chi vuole seguire temi specifici.

Vale quindi la pena usarli, sì, ma con criterio:

  • Nei post, massimo 3-5 hashtag pertinenti, posizionati all’interno del testo in modo naturale;
  • Nei commenti, 1 o 2 hashtag sono già il limite;
  • Il mix equilibrato vince: un paio molto popolari e uno o due di nicchia;
  • La scrittura in CamelCase (#SocialMediaTips) per leggibilità e accessibilità è consigliata;
  • Tenete presente con con i primi 2-3 hashtag che usate, LinkedIn costruisce l’URL del post, che si può anche indicizzare sulla SERP di Google, quindi usateli con estrema attenzione come keyword.

Insomma: non bisogna aspettarsi miracoli dagli hashtag, ma mai eliminarli del tutto dalla proprio strategia.

Credenziali di contenuto: più fiducia, meno dubbi

Per contrastare fake e abusi, LinkedIn introduce le Content Credentials, basate sullo standard C2PA. In pratica, immagini e video firmati digitalmente saranno contrassegnati da un’icona: cliccandoci, chiunque potrà vedere informazioni sull’origine e sull’eventuale uso dell’AI nella creazione.

Per chi crea contenuti originali come grafiche proprietarie, infografiche, video, grafici etc. è un vantaggio competitivo: più trasparenza, più fiducia e maggiore tutela della propria proprietà intellettuale, alla faccia dei “copioni di LinkedIn” che spesso ripostano senza citare la fonte. Certo, non tutti i contenuti sono ancora riconoscibili, ma la direzione è tracciata.

Dimensioni immagini e video: la checklist pratica

La resa visiva conta e nel 2025 LinkedIn spinge molto sull’uso corretto delle dimensioni per immagini istituzionali di ogni pagina ma anche per i contenuti multimediali caricati.

Profilo personale

  • Foto profilo: almeno 400×400 px
  • Cover: 1584×396 px

Pagine aziendali

  • Logo: 300×300 px (minimo 200×200)
  • Cover: 1536×768 px (con porzione visibile di 1350×220)

Post nel feed

  • Verticale: 1080×1350 px
  • Quadrato: 1080×1080 px, perfetto per i caroselli (ma attenzione, vanno sempre caricati come PDF dall’opzione documenti, non come immagini!)
  • Orizzontale: 1200×627 px

Video (anche se sapete cosa penso dei video su LinkedIn)

  • Orizzontale: 1920×1080 px
  • Quadrato: 1080×1080 px
  • Verticale: 1080×1350 px

Il peso massimo per immagini e file multimediali viene generalmente dato a 5MB, anche se sulle pagine aziendali spesso il limite è minore, sotto i 2MB.

Piccolo extra per pro: comprimi sempre le immagini prima del caricamento e usa nomi file descrittivi + ALT text con parole chiave. Oltre a rendere i contenuti più accessibili, aiuta anche lato SEO!

Cosa significa per la tua strategia

Le novità di LinkedIn 2025 raccontano una piattaforma che vuole essere più autentica, visiva e trasparente. Non basta più pubblicare “qualcosa”: serve una strategia consapevole, continuativa e pregnante.

Il punto è semplice: LinkedIn premia chi riesce a creare valore reale per il proprio network, ed ogni network è differente. Un’associazione di categoria del pharma genererà valore con formati e contenuti molto diversi rispetto ad un’agenzia di digital marketing oppure a una community del mondo benefit. 

Questo vuol dire: scrivere post che rispecchino il vostro stile ed esperienza, usare immagini e video ottimizzati, firmare i contenuti quando possibile e non affidarsi all’AI per qualsiasi cosa.