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Qualche settimana fa ho partecipato a una giornata di formazione sulla vendita B2B organizzata da Blackship a Brescia, guidata da Pasquale “Pacci” Acampora. Perché? Perché mi ha invitata una persona di cui mi fido ciecamente e anche perché se sono “bravina” a fare il mio lavoro… a venderlo faccio ancora discretamente schifo, lo so.

È stata un’esperienza intensa e stimolante – certo, da persona “altamente sensibile” avrei fatto a meno della musica a palla negli intermezzi e dei battimani a tempo, ma quello è un problema mio – che mi ha spinta a riflettere su come migliorare il mio approccio commerciale rimanendo però fedele a me stessa, ai miei valori e a un principio fondamentale: etica e valore prima di tutto.

Ho raccolto qui gli insegnamenti che più mi hanno colpita, rielaborandoli in chiave personale e professionale.

Vendere risultati, non ore

Un cliente non paga per il tempo che gli dedichiamo, ma per il risultato che ottiene e per l’esperienza che portiamo sul tavolo. Anche un’attività che richiede pochi minuti può essere stata accumulata in anni di formazione e pratica. Per questo è importante uscire dalla logica “a ore” e imparare a dare il giusto prezzo al nostro lavoro, senza sminuirlo. Se no, è mero “body rental“.

Il coraggio di dire no

Non tutti i progetti sono giusti per noi. Accettare incarichi che non sentiamo in linea con i nostri valori o con la sostenibilità del lavoro rischia di farci perdere focus e qualità. Dire dei “no” non significa rinunciare, ma selezionare. Significa proteggere il nostro tempo, il nostro posizionamento e la relazione con i clienti migliori.

Fiducia, ascolto e diagnosi

La vendita B2B non è una gara di presentazioni, ma un processo di relazione. Blackship lo riassume nel modello TASK: costruire fiducia, fare domande, proporre soluzioni, definire i prossimi passi. Fiducia e ascolto sono la vera base di tutto. Prima di prescrivere una soluzione è fondamentale capire i bisogni reali, un po’ come fa un medico con la diagnosi: un buon dottore non ti dà la medicina di cui credi di aver bisogno ma fa delle analisi per capire cosa non va e cosa ti può essere davvero utile.

Prezzo e percezione

Il prezzo parla di noi. Un prezzo troppo basso trasmette scarsa credibilità e svaluta la nostra proposta, mentre un prezzo congruo riflette valore e solidità. Allo stesso modo, i progetti urgenti devono avere un costo più alto, perché richiedono uno sforzo extra e spesso riflettono una disorganizzazione del cliente. Ergo: devo imparare a farmi pagare il giusto, ne va del mio benessere psico-fisico ma anche del mio personal branding.

Strumenti per valorizzare il lavoro

Uno degli strumenti più utili proposti durante la formazione è la cosiddetta mappa del valore: una tabella in cui si riportano i servizi che offriamo, il prezzo, l’impatto che generano per il cliente e i benefici in termini di risparmio di tempo, denaro o risorse. Questo esercizio serve non solo a chiarirci le idee, ma anche a valorizzare ciò che diamo per scontato, come ad esempio la rapidità di risposta o la disponibilità costante, che spesso non vengono riconosciute ma fanno una grande differenza.

L’extra mile e lo stupore

La soddisfazione del cliente dovrebbe essere data per scontata, è il vero ça va sans dire del nostro servizio, non l’obiettivo finale. Il vero fattore di differenziazione è la capacità di fare quel passo in più che lascia il cliente a bocca aperta: anticipare una consegna, aggiungere un consiglio non richiesto, ricordare un dettaglio personale, rispondere rapidamente in un momento di ansia. Sono questi piccoli gesti che stupiscono, fidelizzano e trasformano i clienti in promotori.

Crescita costante e mindset

Uno degli spunti più forti è la differenza tra crescita veloce e crescita costante. La prima può dare risultati immediati ma rischia di essere fragile. La seconda costruisce basi solide e durature. Crescere con costanza significa scegliere di fare la cosa giusta, non quella facile.

Allo stesso tempo, è emerso quanto sia fondamentale il mindset – lo so, lo so, anche a me viene subito in mente Mikol Pirozzi! – con cui affrontiamo il nostro lavoro. Non bisogna puntare alla perfezione, che non esiste, ma all’eccellenza possibile nelle circostanze date. Dire “dipende” può sembrare prudente, ma spesso disorienta il cliente: meglio essere chiari, semplici e orientanti. Il successo non è un concetto assoluto, ma ciò che decidiamo di far accadere di significativo per noi.

Una nuova consapevolezza

Questa esperienza formativa mi ha ricordato che non veniamo pagati per “cosa” facciamo, ma per il “perché” e soprattutto per i risultati che riusciamo a generare.

È un cambio di prospettiva che mette al centro non la prestazione, ma l’impatto.

Riflettendo su tutto questo, sento di avere davanti a me un ampio margine di miglioramento, ma anche la serenità di riconoscere che la strada giusta è quella della crescita costante, della fiducia costruita giorno dopo giorno e del valore creato con coerenza e autenticità.

In fondo, è già un buon punto di partenza.