Cookie Consent by Privacy Policies website Skip to main content

Cosa succede a LinkedIn? Tra errori sui ban dei post e copertura sempre minore, ultimamente la piattaforma Social professionale sembra in costante divenire, come se si stesse assestando da settimane senza soluzione di continuità.

In effetti, il buon LK ha messo a terra una serie di cambiamenti che non sono cosmetici, ma strutturali. E il messaggio è chiaro: la distribuzione organica non premia più la semplice presenza, bensì la rilevanza, la coerenza tematica e, soprattutto, le vere relazioni professionali.

Topical authority prima di tutto

Insomma, un po’ quello che sta succedendo al web tutto: il brand – in questo caso, anche il personal brand – torna al centro, fatto di topical authority e trasparenza.

L’algoritmo di LinkedIn non ragiona più principalmente in base ai tuoi contatti, ma in base ai cluster di interesse. Se pubblichi verticalmente su un tema specifico – il tuo o quello della tua azienda – l’algoritmo ti premierà mostrandoti a persone interessate a quell’argomento, indipendentemente dal fatto che ti seguano o meno.

Tradotto: alternare marketing, leadership, productivity personale, le foto del cane e i vari hobby ridurrebbe la distribuzione, impedendo all’algoritmo di capire di cosa ti occupi davvero, su cosa sei specializzato.

E qui c’è anche una novità nella dashboard delle metriche.

“Nella rete” VS “Fuori dalla rete”

LinkedIn ha introdotto da pochissimo una nuova funzione di analytics che distingue se il tuo post sta girando tra chi ti segue già – utenti nella rete – o se l’algoritmo lo sta distribuendo a un pubblico nuovo – utenti fuori dalla rete. Questa funzione è anche retroattiva, quindi per alcuni profili selezionati – non tutti, ad oggi – è già possibile analizzare i post pubblicati per capire come funziona il nuovo sistema di visibilità.

  • Se il tuo obiettivo è la brand awareness dovrai raggiungere persone nuove, quindi puntare su contenuti che hanno una copertura alta fuori dalla rete. Ad esempio, affrontando un argomento chiaro, offrendo un punto di vista netto, facendo magari anche un po’ di polemica. A volte capita anche con i post generalisti più discutibili, come le classiche lamentele da “LinkedIn non serve più a trovare lavoro” oppure “I giovani non hanno più voglia di lavorare”. Questi raggiungono numeri più alti fuori dalla rete, ma cambia molto la qualità del pubblico: dispersione casuale e meno coerenza con il tuo posizionamento.
  • Ma la qualità della tua rete di collegamenti diventa strategica. Se il tuo obiettivo non è “populista” o generalista, avere una rete “pulita” e coerente con il tuo settore, posizione lavorativa e azienda è essenziale. Anche un post che non è pensato come virale tenderà a girare principalmente nella rete, ma una rete ben definita e rilevante è molto più preziosa di tante persone casuali. Se l’obiettivo è consolidare il rapporto con chi ti conosce già e posizionarti al meglio nella tua nicchia, allora i post più personali, le riflessioni, i backstage funzionano meglio nella rete

La domanda giusta da farsi è: qual è il mio obiettivo per questo post? E soprattutto: chi voglio dentro la mia rete di LinkedIn? 

Poi, a mio avviso, la coerenza dovrebbe essere naturale nella narrazione, soprattutto per una persona – ancor più che nel piano editoriale di un’azienda. Se io sono io, se sono una professionista con un certo background, certe esperienze professionali e personali, nonché anche certe passioni para-lavorative, beh, scriverò sempre in modo tematicamente coerente. Senza stare a spaccarmi la testa sul singolo post, ecco.

I post collaborativi

Dalla redazione del 2026 arriva un’altra novità che trasforma le regole della visibilità: i post collaborativi o co-autoriali.

Con i post collaborativi, i nomi di tutti i co-autori compaiono affiancati in testa al post, e il contenuto appare contemporaneamente nei feed di tutte le reti di contatti dei creatori. Un po’ come funzionano le collab di Instagram, per dire.

E c’è di più: tutte le interazioni (commenti, reazioni, condivisioni) si sommano e rimangono unificate sotto un’unica interfaccia. Se prima la conversazione si spezzettava tra i vari post e diffusioni personali, ora resta tutto in un unico luogo.

Cosa significa questo? Significa che questa funzione premia gli ecosistemi professionali, le vere collaborazioni e i network di persone, non la semplice visibilità individuale.

Ad esempio, se io e un amico designer pubblichiamo insieme un post su “come creare una strategia visual coerente”. Il post appare nei miei 5.000 contatti e nei suoi 3.000 contatti. Non è 8.000, perché c’è sovrapposizione, ma la copertura potenziale raddoppia. E la qualità della collaborazione dice qualcosa di potente: “guardate, noi lavoriamo insieme davvero, ecco come lo facciamo”.

Questa funzione, presentata pochi giorni fa a Cannes, è in rollout progressivo in Italia e per ora pochi utenti possono accedervi. Scrivo questo articolo ricostruendo il tutto da articoli italiani e stranieri su cui mi sto documentando perché purtroppo non sono nei beta-tester dell’early stage!

La regola fondamentale? Essere veri

Tutto questo non cambia una verità di fondo: su LinkedIn vince chi ha qualcosa da dire, sa dirlo bene e lo dice coerentemente nel tempo. Punto, niente trucchetti. 

Le novità di giugno 2026 non sono scorciatoie ma semplici strumenti per fare meglio ciò che funziona già: costruire autorevolezza e relazioni vere, posizionarsi come esperti nel proprio ambito e potenziare la propria narrazione in maniera coerente e vera.

Se usi le nuove regole per provare a “fregare l’algoritmo” cercando a tutti i costi il post che vada virale, beh… lo stai facendo male. 

Se invece vuoi costruire un piano editoriale di contenuti Social B2B trasparente, interessante ed efficace, dai un’occhiata qui.