Settembre. Il mese in cui le aziende devono fare i conti sia con il decisivo Q4 alle porte sia con le decisioni rispetto al prossimo anno. Serve un vero decluttering digitale. Come? Partendo dall’analisi degli asset digitali.
Probabilmente hai un sito web. Gestisci un Blog aziendale o magari lo vorresti attivare. Sei su LinkedIn, forse anche su Instagram e Facebook. Pubblichi contenuti, rispondi ai commenti, guardi i numeri. Ma se ti chiedessi “Quali dei tuoi canali digitali genera risultati?”, sapresti rispondere con certezza?
La maggior parte delle aziende con cui inizio a lavoro non sa rispondere su due piedi. E lo capisco: il digital è fragile, frammentato, iper-veloce. Cambiano gli algoritmi, cambiano i comportamenti, cambiano le strategie di quei concorrenti che non sempre monitoriamo.
Risultato? Finisci a fare mille cose nella fretta di mostrare che stai facendo, senza il tempo di fermarti a ragionare su sprechi di tempo, falle e inefficienze.
Ma qui sta il problema: tra due settimane inizierete a pianificare il 2027. Budget, priorità, risorse. E non potete partire dalla sensazione, dovete partire dai dati!
Perché ripartire dall’analisi
E da dove dovresti mai ripartire se non dall’analisi, scusa? Da una sensazione di pancia? Dall’ultimo tool/trend di comunicazione? Nossignori, si riparte andando a ritroso nelle attività fatte per valutare a che punto siamo e cosa si può fare di meglio.
Un vero audit degli asset digitali è una fotografia dello stato di maturità digitale della tua impresa. Risposte concrete a domande precise:
- Il tuo sito. Gli utenti lo navigano facilmente o si perdono? I tuoi contenuti sono scritti in modo chiaro e comprensibile? Sono ottimizzati in modo che Google – e gli algoritmi generativi – li trovino e li raccomandino?
- Il tuo Blog. Se ne hai uno (se non ce l’hai, hai un altro problema!). Lo gestisci con costanza o lo alimenti in modo sporadico? I tuoi articoli rispondono alle domande che il tuo target realmente pone online o stai scrivendo solo contenuti aziendali autopromozionali?
- La tua impronta digitale. Quando qualcuno scrive il tuo nome su Google, che cosa vede? Che cosa dicono di te online le testate di settore e i forum di UGC? Esisti negli occhi del web, o sei invisibile? E il tuo brand viene menzionato dai chatbot AI?
- I tuoi social. Non è solo quanti follower hai, anzi, non è quasi mai quello il punto. Dovresti chiederti se i tuoi contenuti generano davvero engagement, se c’è una strategia dietro il tuo PED LinkedIn o se pubblichi solo per riempire il calendario.
- Il contesto competitivo. Cosa fanno i tuoi competitor? Non per copiare, ma per capire dove posizionarti. Loro su quali canali sono forti? Dove stanno costruendo autorevolezza? Sono presenti sulle testate di settore? Il loro Blog ha contenuti tematici interessanti?
E dopo l’audit?
Fare un’analisi degli asset digitali non serve ad autoflagellarsi né a trovare colpevoli nelle persone del team o nei consulenti precedenti. Serve a capire cosa fare a quel punto, cosa migliorare, cosa aggiungere e potenzialmente anche cosa tagliare.
Infatti, dai dati raccolti spesso si arriva a comprendere che non tutto quello che fai serve. Ci sono canali in cui investi risorse mentali ed economiche per risultati minimi, mentre invece ci sono attività che dovresti fare ma non fai ed opportunità che ignori perché sei concentrato su altro o perché non hai risorse specializzate.
L’audit è il primo passo concreto di qualsiasi strategia digitale: dopo vengono il piano di marketing e la lista di tattiche operative.
Nel documento di analisi che redigo per i miei clienti ci sono:
- Diagnostica dello stato attuale di ogni canale e asset;
- Identificazione di cosa funziona;
- Chiara evidenza di cosa non funziona;
- Raccomandazioni strategiche su come riposizionare ogni elemento;
- Evidenze comparative rispetto ai competitor.



